La verità sulla vicenda del grano Timilia (Tumminìa)

La verità sulla vicenda del grano Timilia (Tumminìa)

Cosa è successo davvero con il grano timilìà (o tumminìa)?

Davvero bisognerà pagare i diritti per usarne il nome?

L’11 luglio il Corriere del Veneto ha pubblicato una articolo dal titolo “Il fondatore di NaturaSì «brevetta»
il grano siciliano e la regione insorge” (link), dove si racconta la storia dell’azienda Terre e Tradizioni srl, la quale aveva intimato, attraverso il proprio avvocato, ad un’azienda di panificazione siciliana di non avere i diritti di utilizzare il nome “Timilìa” (Tumminia o Tuminia), poiché registrato all’ufficio di marchi e brevetti.

Nell’immagine potete vedere i dati e le date di registrazione del marchio Timilia.

Questo fatto venuto alle cronache solo adesso, ma come potete vedere risalente al 2013, quando l’azienda era di proprietà di una famiglia catanese, ha scatenato un dibattito molto accesso su un fatto di non poco conto:

la possibilità di registrare come marchio il nome di un bene/prodotto ritenuto patrimonio di tutti;

Il grano timilia, o grano marzuolo anticamente Tûmìnia Nigra (altre denominazioni sono tremelia, tumminia, trimminia, tummulia, diminia, diminè, riminia, grano mazzuolo, marzuddu è una delle 32 cultivar di grano duro coltivate in Sicilia*, dal quale si ricava la particolare farina.

Secondo me il vero punto che interessa ai cittadini e agli addetti del settore agroalimentare è avere maggiore chiarezza sulla questione.

Intanto apprendiamo che la stessa azienda Terre e Tradizioni, che ha registrato il marchio, ha rinunciato a qualsiasi diritto sul nome timilìa. Questa è la buona notizia.

“Rinuncio alla difesa dei marchi Tumminia e Timilia, lasciandone il libero uso a tutti, promettendo, altresì, l’assoluto impegno di fare della mia azienda la paladina della difesa dei grani antichi effettuando rigorosi controlli al fine di colpire e smascherare i furbetti di turno”.

Sono le parole che Felice Lasalvia di Clemente, amministratore unico di “Terre e Tradizioni” ha rilasciato al collega del Giornale di Sicilia Max Firreri.

qui l’articolo intero su Cronache di Gusto.

Rimane però attuale una discussione seria nelle sedi opportune, che coinvolga tutte le parti, dal mondo agricolo a quello istituzionale, passando per gli imprenditori della trasformazione agroalimentare, che arrivi ad un atto concreto che porti alla tutela delle colture antiche.

Conservare la memoria del grano, in questo caso il Tumminìa, è la memoria collettiva della terra che lo produce e che lo ha tramandato fino ad oggi, legandolo a riti e tradizioni. Legandolo a storie di uomini e donne che con la loro fatica ed il loro lavoro hanno custodito una storia lunga centinaia di anni.