Alluvioni, Genova: “C’è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo”.

Alluvioni, Genova: “C’è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo”.

Fabrizio De Andrè in una sua canzone scriveva: “C’è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo”.
Per condividere la tristezza, il dolore, la paura, la disperazione che la stessa pioggia, incessante, ha causato e continua a causare in un pezzo del paese, soprattutto nel pezzo di paese che fu di De Andrè.

La responsabilità di quello accade è una responsabilità diffusa che fa capo ai governi nazionali, a quelli locali, al semplice, ma devastante menefreghismo dell’uomo, che spesso considera le sue leggi al di sopra di quelle della natura.

Il fiume di parole di queste ore, tra il Presidente del Consiglio e i Governatori regionali non è utile a chi probabilmente non ha più soldi da reinvestire, forze per ricominciare, lacrime da versare.

Non è utile perché adesso è il momento di condannare quella responsabilità diffusa ma anche di lavorare perché la stessa non possa essere più il racconto del futuro nella storia del nostro Paese.

Esistono soluzioni per ridare un volto e sicurezza all’Italia. Per questo credo che, fra le altre proposte, il Governo debba destinare risorse esclusivamente al dissesto idrogeologico, ed in questa direzione accolgo favorevolmente, la proposta di Delrio di deroga sul patto di stabilità per i Comuni colpiti dall’alluvione.
Se riprogettiamo il nostro futuro e delle nostre comunità, ripartendo dalle esigenze reali e dal rispetto dall’ambiente avremo imboccato la strada giusta.