Il Jobs Act riforma il mercato del lavoro. Ecco cosa prevede davvero

Il Jobs Act riforma il mercato del lavoro. Ecco cosa prevede davvero

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La crisi economica c’è, e la mia generazione ma anche quella dei nostri padri la sta subendo, creando condizioni di instabilità sociale nel Paese. Il Jobs Act rappresenta un passaggio fondamentale, nell’ambito delle riforme, che mette in campo alcune scelte di prospettiva concrete.

Il testo iniziale, aveva mosso critiche da più parti ed animato il dibattito politico fuori ma anche dentro il PD. Grazie ad un lavoro costante e di profonda mediazione, si è perfezionato il testo iniziale. Questo è un risultato politico di non poco conto se pensiamo a quanto le questioni del lavoro hanno diviso il tessuto politico-sociale italiano in questi anni, ed io ritengo sia utile riconoscere lo sforzo fatto da parte di tutti.

Così com’è, il Jobs Act è un disegno di legge delega, che dopo aver ricevuto l’approvazione delle Camere passerà al governo che redigerà i decreti attuativi.

Bisogna pure ammettere, ed è il mio pensiero, che il cosiddetto Jobs Act non è una misura atta a creare nuovi posti di lavoro, ma semmai a regolare aspetti del mercato del lavoro stesso. Dovrà pertanto, essere massima l’attenzione dopo la sua approvazione alle Camere, poiché saranno i vari decreti che da esso scaturiranno che faranno del Jobs Act una riforma reale e concreta.

Per creare lavoro, e garantire anche quello che purtroppo è incerto, servono nuovi investimenti pubblici e privati che ridiano garanzie agli imprenditori stanchi di un sistema farraginoso e ai lavoratori, i cui destini, sono troppo legati all’instabilità economica.

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JOBSAct, Art 18: c’è l’accordo nel PD.

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“Un buon accordo che aiuta il lavoro” leggi su SenatoriPD.it

L’accordo recepisce la parte del documento della direzione Pd che impegna il governo a salvare il reintegro sui licenziamenti “per motivi discriminatori e per quelli ingiustificati di natura disciplinare, previa qualificazione specifica delle fattispecie” che saranno definite nei decreti delegati. Ma non solo. Nella mediazione, infatti, ci sarebbero altre aperture da parte dell’esecutivo a partire dai paletti alle novità sui controlli a distanza.

Da Bucarest, il premier Matteo Renzi dice: “La partita è chiusa, il parlamento voterà nelle prossime ore e dal 1° gennaio avremo chiarezza sulle regole del mercato del lavoro, minori costi per gli imprenditori, più soldi in busta paga per i lavoratori, una riduzione delle forme contrattuali. Non si tolgono diritti ma si riducono gli alibi”. Con il Jobs Act si interverrà sul “meccanismo dell’articolo 18 che va finalmente superato. E’ un grandissimo passo in avanti”. Ciò che sta emergendo – prosegue – è “tutto quello che è stato deciso nella direzione del Pd. Bene così, andiamo avanti” (video). Le riforme, insomma, “non si fermano più”, insiste il capo del governo, allargando il discorso anche alla legge elettorale, dopo il rinnovato patto con Silvio Berlusconi, sulla quale “non c’è nessuna trattativa”.

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