Orfini: “Le decisioni interne si rispettano. Chi vota contro fa danni”

Orfini: “Le decisioni interne si rispettano. Chi vota contro fa danni”

Vi ripropongo un interessante intervista a Matteo Orfini. Ottimi spunti per una riflessione nostra sul Partito e la sua democrazia interna.

Umberto Rosso, la Repubblica, 22 gennaio 2015

Onorevole Orfini, i voti di Berlusconi sull’Italicum hanno rimpiazzato quelli mancanti al Pd. È un cambio di maggioranza?
«Lettura sbagliata. Una cosa sono le riforme, un’altra il programma di governo. Sulla legge elettorale va cercato il consenso di tutti, quindi anche di Berlusconi, per allargare la maggioranza. Ma Berlusconi non ha mai votato un provvedimento del governo, perché sta all’opposizione. E lì resta».

Non è successo nulla allora in Senato?
«Altroché. È successo fin troppo. È inammissibile che nel Pd ci sia chi vuol distinguersi con propri emendamenti sorretti poi col voto trasversale di altre forze, dopo che il partito ne ha discusso per mesi. Con un confronto anche aspro, che ha accolto alcune delle richieste di modifiche all’Italicum, per esempio sulle soglie e sulle stesse preferenze».

Ce l’ha col gruppo guidato da Gotor?
«Ce l’ho con tutti quelli che si comportano come se ci fosse un partito nel partito. Un voto in dissenso ha ragion d’essere su temi etici, per ragioni di coscienza. Ma sulla legge elettorale, su un nodo politico per eccellenza? Proprio no. E per giunta pensando di impartire pure lezioni di “democrazia interna”…».

In che senso?
«Ricordo che, ai tempi del varo del governo Letta delle larghe intese, io in direzione votai contro. Fra le critiche di alcuni colleghi. Una volta in aula, per coerenza con la linea stabilita, dissi di sì al nuovo esecutivo. Ora, proprio alcuni degli stessi che in direzione contestarono la mia “eresia”, rivendicano la libertà di non rispettare le decisioni prese dal partito».
Bersani ha riunito 140 parlamentari, dicendo che ora tocca al segretario scegliere fra Pd unito o no.
«Bersani anzitutto dovrebbe pensare a quanti dei suoi hanno votato gli emendamenti. Quando era segretario, ripeteva spesso una cosa giusta: il partito è un soggetto politico non uno spazio politico. Un progetto comune, non è che ognuno va per i fatti suoi. Maggioranza e minoranza discutono, ma poi quando si raggiunge un compromesso, si vota».

Invece?
«Invece si è passato il segno, da una parte e dall’altra. Vorrei ricordare che il congresso, con tutte le relative conflittualità, si è chiuso da un pezzo, l’8 dicembre scorso».
Non si direbbe…
«A volte fra maggioranza e minoranza del Pd c’è uno scontro più duro che fra la maggioranza e l’opposizione. Ma il compito del Pd è cambiare il paese, non strumentalizzarlo per le lotte interne».
Ne resterà coinvolta l’elezione al Quirinale?
«Chi pensa di scaricare le tensioni interne sulle istituzioni, disonora la storia della sinistra. E danneggia il paese».

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