Nota al DEF 2014: Bonus 80 €, riduzione carico fiscale imprese e allargamento platea ammortizzatori sociali

Nota al DEF 2014: Bonus 80 €, riduzione carico fiscale imprese e allargamento platea ammortizzatori sociali

“L’obiettivo di crescere e di essere competitivi non è fine a se stesso, è per noi, democratiche e democratici, finalizzato a quella che per molte ragioni è la nostra battaglia prioritaria: la lotta alle disuguaglianze che si sono accresciute a dismisura in questa crisi.”

Esame della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2014 (DEF)

14/10/2014

Paola De Micheli

Doc. LVII, n. 2-bis

Signora Presidente, rappresentanti del Governo ed onorevoli colleghi, è vero, come è già stato sottolineato, questa Nota di aggiornamento al DEF si inserisce in un contesto assolutamente unico e tutti noi ci auguriamo anche irripetibile. È vero che tutte le previsioni, quest’anno, previsioni europee ed anche nazionali, sono state smentite ed abbiamo dovuto ritoccarle al ribasso per cause che riguardano internamente l’Europa.
Un’Europa che ha continuato nelle proprie politiche di austerity. Ma per cause che riguardano anche le condizioni geopolitiche che si sono sviluppate ai confini dell’Europa. E non è un caso che proprio oggi la Germania abbia rivisto al ribasso la propria stima del PIL, dall’1,8 per cento all’1,3 per cento per quest’anno e, per il 2015, dal 2 per cento all’1,3 per cento. Proprio il Presidente Draghi ci ricordava recentemente che anche le politiche monetarie espansive non sono sufficienti, seppur assolutamente necessarie, per rilanciare la crescita perché servono, fortissimamente servono, diciamo noi, politiche di bilancio coerenti. In caso contrario, gli effetti sono quelli che purtroppo tutti noi europei, oltre che italiani, stiamo vivendo.
Il problema, poi, della crescita e della competitività e il problema di un’alta disoccupazione sono questioni molto italiane. Recessione, deflazione, è in questo quadro che la Nota certifica un cambio del tendenziale, da più 0,8 per cento di crescita per il 2014 a una recessione dello 0,3 per cento, con un debito che si attesta, per il 2014, al 131,6 per cento.Per confermare il nostro programma di pareggio di bilancio sarebbero stati necessari aggiustamenti per circa 14 miliardi di euro. Un aggiustamento di questo tipo, in una condizione macroeconomica come quella che certifichiamo con il voto di oggi, sarebbe stato ulteriormente nefasto. Il non rispetto del programma di pareggio di bilancio con la proroga al 2017 è possibile comunque anche nel quadro delle norme europee ed è possibile anche nel quadro delle norme italiane, come recitano gli articoli 3 e 6 della norma che attua l’articolo 81 della Costituzione. Lo dico perché volevo aprire una parentesi su questo tema. Noi siamo stati particolarmente attivi nei tempi del cambiamento dell’articolo 81 della Costituzione. Abbiamo imposto all’allora maggioranza di fare una valutazione seria su quelli che potevano essere i margini di flessibilità di applicazione del pareggio di bilancio. Oggi quella riflessione, quel nostro contributo diventa, diciamo noi, purtroppo reale, necessario e utile.
La situazione italiana, dunque, sconta i bassissimi consumi, un dramma relativo agli investimenti privati che in sei anni si sono ridotti del 5 per cento, di circa 75 miliardi di euro; di fatto un blocco degli investimenti pubblici, in gran parte figlio dell’applicazione del Patto di stabilità sugli enti locali; un’altissima disoccupazione, complessivamente attorno al 12,8 per cento, ma ancor peggio per i giovani e per le donne; e, poi, una crescita vertiginosa della povertà assoluta, senza dimenticare quel fardello che ci trasciniamo ormai da anni, che è il problema del debito pubblico, che in tempi di deflazione sulle spalle di ciascun cittadino italiano pesa ancora di più. Quindi, abbiamo evidentemente problemi, sia sul fronte della domanda, che sul fronte dell’offerta. La Nota di aggiornamento ci riporta a previsioni di finanza pubblica e obiettivi programmatici, rispetto a quelli contenuti nel DEF dello scorso aprile, che tengono conto anche delle innovazioni metodologiche introdotte dal nuovo sistema europeo dei conti nazionali, detto Sec 2010. Per la prima volta, però, la Nota presenta anche due scenari: il tendenziale, che incorpora gli effetti delle azioni di politica economica delle riforme e della politica fiscale messe in atto prima della presentazione della Nota, e poi il programmatico, che include l’impatto delle nuove misure, quelle che saranno adottate nell’imminente legge di stabilità. Entrambi sono stati validati dal nuovo e autonomo Ufficio parlamentare di bilancio.
Prima di valutare nel merito le misure previste, sulle quali abbiamo chiesto un impegno al Governo, soffermiamoci però sugli obiettivi del DEF. Un prodotto interno lordo, per il 2015, tendenziale a 0,5 per cento, programmatico a 0,6 per cento; una riduzione sensibile del tasso di disoccupazione per i prossimi anni, che diventa un pochettino più strutturale e consistente dal 2017; valori programmati di inflazione ancora molto bassi, troppo bassi.
Queste previsioni necessitano, per essere realizzate, di un quadro molto «aggressivo» di politiche economiche i cui risultati però si rileveranno nel triennio. Per questa ragione la previsione per il 2015 sull’indebitamento netto viene portata al 2,9 per cento ovvero, per la seconda volta, in due anni anche se con dimensioni…Dicevo, l’indebitamento al 2,9 per cento, e, per la seconda volta in due anni, anche se con dimensioni e consistenze molto diverse, arriviamo ad avere una manovra espansiva. Come si avvia una stagione in controtendenza, come si utilizzano le risorse derivanti da questa operazione espansiva ?
La Nota al DEF ci indica le linee di intervento ma prima di parlarne e di entrare nel merito delle misure italiane è necessaria una premessa che riguarda l’Europa. La politica espansiva noi italiani, noi PD, noi che sosteniamo questo Governo non la immaginiamo solo per l’Italia ma la chiediamo anche all’Europa. Infatti, la Presidenza italiana ha proposto di incentrare la strategia dell’Unione europea sulla crescita e l’occupazione mediante il rilancio degli investimenti e attraverso le riforme del mercato interno e del mercato europeo.
L’Europa è il fondamentale trasformatore delle riforme in crescita. Per questa ragione abbiamo chiesto che immediatamente diventino operative le misure annunciate dalla nuova Presidenza della Commissione relative ai 300 miliardi di investimenti pubblici, che siano realmente il primo atto di una nuova strategia di politica economica comune. E poi, nel merito, le misure fondamentali previste in questa Nota di aggiornamento e che saranno poi dettagliate nel disegno di legge di stabilità che andrà in approvazione in Consiglio dei ministri domani. La conferma e la stabilizzazione della misura fiscale degli 80 euro, misura sulla quale è necessario un intervento che trasformi l’attuale iscrizione a bilancio da quelle che sono le attuali maggiori spese a minori imposizioni fiscali perché questa iscrizione falsa di fatto i risultati che faticosamente Governo e Parlamento ma soprattutto gli italiani con i loro sindaci, con i loro presidenti delle regioni hanno già ottenuto sulla riduzione della spesa. E su questo importante intervento fiscale viene destinato lo 0,7 per cento del PIL che ci auguriamo, diventando strutturale, possa trasformarsi in un rafforzamento dei consumi.
Una forte riduzione dell’IRAP soprattutto sulla componente legata al lavoro e che, insieme alla misura precedente, possa consentire di ridurre il cuneo fiscale che oggi è uno degli elementi di competitività che ci divide dai nostri competitor soprattutto all’interno dell’Europa; il superamento del Patto di stabilità interno attraverso misure progressive che liberino risorse per finalmente rilanciare gli investimenti locali e l’attuazione del federalismo fiscale, oltre ovviamente all’attuazione delle misure previste nello «sblocca Italia», funzionali proprio al rilancio degli investimenti pubblici.
L’attuazione del Jobs Act nella parte relativa alle politiche attive del lavoro che trasformino il nostro attuale welfare, che è risarcitorio e squilibrato, in un intervento progressivamente universale, pro-attivo, che accompagni chi perde il lavoro verso la possibilità di accedere a nuove professionalità e poi i tagli agli sprechi per l’efficientamento della spesa, non tagli lineari – questo chiediamo con forza al Governo – ma interventi di riorganizzazione ed efficientamento della spesa sulle partecipate, con criteri che però difendano principi e valori di pari opportunità. Penso, ad esempio, alle questioni legate al trasporto pubblico locale che garantisce le pari opportunità a coloro che devono andare a scuola, a coloro che si devono muovere per questioni di lavoro, l’intervento sul numero delle stazioni appaltanti, l’unificazione dell’erogazione di alcune tipologie di servizi.
Insomma, per puntualizzare, anche i tagli previsti nella Nota di aggiornamento dovranno essere adeguati, perché il rischio è che, con tagli lineari, si replichino modelli di austerità già visti fallire sia nelle politiche nazionali precedenti, che in quelle europee. Per noi oggi si tratta di fare una politica di spesa pubblica di sobrietà, che passa attraverso l’efficientamento, la riorganizzazione, ma con la garanzia dell’erogazione dei servizi.Sono, inoltre, condivisibili gli interventi che il Governo intende realizzare, evitando per il prossimo anno manovre con un impatto fortemente recessivo.
Noi abbiamo chiesto al Governo l’impegno, che è ovviamente anche il nostro impegno, di dare attuazione alle riforme previste in risposta alle raccomandazioni rivolteci l’8 luglio dall’Ecofin, completando l’iter di riforme, quali quelle del mercato del lavoro, della scuola, del sistema fiscale, della pubblica amministrazione e della giustizia civile.
Ma oltre a questo, chiediamo di intensificare, utilizzando i nuovi strumenti, l’azione di contrasto all’evasione fiscale, favorendo l’adempimento spontaneo degli obblighi fiscali. I dati sul sommerso, emersi con il nuovo calcolo del prodotto interno lordo, sono assolutamente agghiaccianti, abnormi.
Inoltre, è necessario supportare la domanda aggregata e la competitività del Paese attraverso non solo la stabilizzazione degli 80 euro, ma tenendo assolutamente conto di quanto già previsto dal decreto-legge n. 66 in materia di carichi fiscali. Al di là dello straordinario valore sociale della famiglia, questo è anche un fondamentale nucleo di consumi.
È necessario finanziare progressivamente, come abbiamo già detto, la riforma degli ammortizzatori sociali, ma dare soprattutto attuazione alle misure contro la povertà e l’esclusione sociale, già previste nella Nota di aggiornamento, ma anche nel disegno di legge delega sul lavoro.
Oltre all’ulteriore riduzione del prelievo sulle imprese, che è già previsto nel decreto-legge n. 66, occorre accompagnare il processo di semplificazione fiscale, in particolare per le piccole e medie imprese, per le quali, spesso, gli adempimenti burocratici sono un’ulteriore tassa; lo stanziamento di adeguate risorse per i settori della scuola e della sicurezza; e, poi, il superamento del Patto di stabilità interno.
Ma chiediamo anche, come già previsto nella norma della stabilità del 2014, di destinare una quota consistente dei Fondi di coesione al contrasto del dissesto idrogeologico: un Paese civile, democratico e moderno non può permettersi di assistere con regolarità impressionante alle vicende che hanno caratterizzato anche questi ultimi giorni e queste prime imponenti piogge.
La proroga per l’anno 2015 degli incentivi fiscali per la riqualificazione energetica e la ristrutturazione degli immobili è assolutamente fondamentale, perché noi dobbiamo rispondere alla faticosa situazione delle imprese di costruzioni; l’eventuale revisione della normativa inerente alla tassazione immobiliare e comunale, garantendo una semplificazione e la certezza per tutti i contribuenti. Non è previsto questo impegno nell’attuale risoluzione, ma c’è un forte dibattito dentro al gruppo del Partito Democratico e nella comunità economica, perché è necessario affrontare e risolvere la questione del pagamento degli arretrati in conto capitale da parte della pubblica amministrazione, anche questa misura in favore dell’edilizia.
E chiediamo una riflessione molto seria sulla destinazione dei proventi da privatizzazioni. Il vincolo che destina queste risorse alla riduzione del debito pubblico potrebbe essere rivisto: i proventi rischiano di essere irrilevanti di fronte alla mole del debito. Si potrebbe ipotizzare, almeno per i primi due anni, di destinare i proventi delle privatizzazioni, in via straordinaria, a interventi di riqualificazione per sostenere le politiche industriali.
Su questo tema al Governo chiediamo, comunque, un’attenta e dettagliata riflessione. L’Europa non può crescere senza l’Italia e noi senza un cambio di passo delle politiche europee impiegheremmo troppo, troppo tempo per risolvere i problemi di crescita, competitività, disuguaglianza e disoccupazione che caratterizzano il nostro Paese. Troppo dolore ha già generato questa crisi e se questi numeri e queste parole sembrano freddi sia chiaro che sono, invece, i pilastri della nostra sfida all’Europa che è anche una sfida a noi stessi, la sfida di dimostrare la reale e radicale capacità di risolvere i problemi.
Questo è il nostro contributo alla costruzione della nuova Europa, il nostro contributo sarà vincere questa sfida. L’obiettivo di crescere e di essere competitivi non è fine a se stesso, è per noi, democratiche e democratici, finalizzato a quella che per molte ragioni è la nostra battaglia prioritaria: la lotta alle disuguaglianze che si sono accresciute a dismisura in questa crisi. Questo è il vero freno alla realizzazione personale e collettiva degli italiani e dell’Italia. Per questa ragione vogliamo vincere la sfida della crescita e per questa ragione voteremo favorevolmente alla risoluzione sulla nota di aggiornamento del DEF.

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